Quando parliamo di turismo, spesso lo associamo a una serie di significati positivi come crescita, sviluppo, promozione e valorizzazione. Esistono però dei casi in cui esso provoca dei danni ai territori, compromettendone la salute, non solo a livello ambientale, ma anche sociale.
Da qualche anno per descrivere il sovraffollamento turistico si utilizza il termine overtourism, una condizione che si verifica quando una destinazione vede un eccessivo affollamento di turisti. Gli esempi di overtourism nel mondo sono tanti purtroppo, e la crescita dovuta all’espandersi del turismo fa perdere di vista l’importanza della della tutela dell’ambiente e dei residenti con risultati spesso disastrosi.
La parola Overtourism è entrata nel linguaggio comune, tanto da essere stata inserita nei vocabolari come neologismo. Ma di cosa si tratta nello specifico? La definizione ufficiale lo identifica come il sovraffollamento di una località a seguito di un eccessivo afflusso di turisti, che crea disagi ai residenti e ai turisti stessi. Le parole chiave sono quindi sovraffollamento, eccessivo afflusso e disagi. In Italia un caso emblematico è rappresentato da Venezia, decretata dallo studio Healthy Travel and Healthy Destinations promosso da Airbnb, come la capitale mondiale del sovraffollamento turistico.
Il problema però è sentito in tutto il mondo, in particolare nelle località ambite dai turisti, quelle da visitare almeno una volta nella vita. All’overtourism è strettamente collegato il termine turistificazione, definito come l‘insieme delle trasformazioni architettoniche, urbanistiche, sociali ed economiche dovute al sovraffollamento turistico in una parte di una città, in una intera città e anche in un territorio più vasto.
Due facce della stessa medaglia che ci fanno interrogare sull’importanza del turismo e sulle sue implicazioni a livello ambientale e sociale. Quali potrebbero essere dunque le soluzioni? Si è parlato spesso di regolamentare gli ingressi nelle città più interessate dall’overtourism, soprattutto per i cosiddetti turisti mordi e fuggi, quindi imporre il pagamento di un biglietto d’ingresso, al fine di scoraggiare chi non è realmente interessato alla visita di queste destinazioni.
Un altro rimedio potrebbe essere dato dalle dupe destinations, delle mete vicine alle grandi città, quelle maggiormente conosciute, con caratteristiche simili, in grado di offrire ai visitatori esperienze analoghe, alleggerendo il sovraffollamento nelle classiche destinazioni. Non è sicuramente semplice per alcune località emergere e attirare visitatori come lo fanno le mete imperdibili, ma con un lavoro di concertazione tra mete più ambite e mete meno conosciute, si potrebbe quantomeno ridurre la capacità di carico. Non si può certo negare l’esperienza nelle località più famose e ambite, ma si può lavorare per offrire vitto e alloggio nelle destinazioni minori nelle vicinanze, donando la possibilità di scoprire luoghi altrettanto ricchi di fascino.


Saluti da Malta. Aime un altro ezempio di Overtourism. Per Ia classe politica Quality over Quantity (Value over Volume) e solo un’ cliche. Direi che il ‘seminal work’ on Overtourism e il Satis “Se Venezia Muore”. (Scusate il mio italiano).